Ogni estate sperimento, in modo diverso e sempre nuovo, una particolare sensazione di libertà e fiducia, di apertura verso le possibilità che la realtà ci offre e, allo stesso tempo, un senso di contrazione della volontà, della tenacia, della perseveranza e di tutte quelle caratteristiche che si addicono ai momenti di lavoro e costruzione.

Lo ammetto, la mia attività mi consente ampi momenti di pausa estiva, non senza conseguenze a livello propriamente economico… ma finora ho avuto la fortuna di poter godere del mio tempo libero fino in fondo, magari con qualche vestito in meno e qualche pomeriggio in più trascorso nel totale ozio.

Amo molto questa possibilità che l’estate, almeno alle mie latitudini di donna di Sud, ci concede. Sembra poca cosa, ma spogliarsi degli indumenti e, con loro, dei ruoli che l’inverno e gli impegni socio-lavorativi talvolta ci richiedono, ha il grande valore di restituirci un contatto più profondo con il nostro sé più essenziale, quello nudo e talvolta silenzioso della relazione con noi stessi.

sun joy

Quante volte, presi dalle “cose da fare”, dal quotidiano, dalle compagnie scelte o imposte, dalle tante incombenze della vita pratica, dimentichiamo cosa voglia dire semplicemente trascorrere del tempo in compagnia dei nostri soli pensieri, magari di quel libro appoggiato sul comodino da mesi e che di sera siamo troppo stanchi per apprezzare.

La possibilità senza prezzo di vivere pienamente immersi nel presente, senza necessità di piani o agende, ci regala sensazioni a volte meravigliose, altre volte angoscianti e piene di vuoto, quel vuoto che, tuttavia, risulta essenziale alla ricerca, alle domande, alla scoperta di chi siamo diventati mentre eravamo tanto occupati a fare altro.

Orme nella neve

Superato il senso di colpa che è lì in agguato tra i sentieri dell’ozio – quella scomoda senzazione di inutilità che talvolta proviamo quando ci sembra di non produrre, non guadagnare, non muoverci abbastanza – ecco che proprio nel “non far nulla” troviamo desideri dismessi, nuove idee e progetti da esplorare, connessioni mai immaginate e, soprattutto, quel gusto per il sottile, per le sfumature, per la voce sussurrata e le luci soffuse che è frutto di una rinnovata sensibilità, acuita proprio dalla riduzione di attività, movimento, sforzo.

Ebbene sì, più riduciamo l’intensità degli stimoli, più saremo capaci di percepire sensazioni e dettagli che nel rumore quotidiano risultano sommersi, invisibili, trascurabili.

E allora la sfida è proprio questa…vincere la tentazione di rimpinzare di attività anche l’agenda estiva, e concederci il lusso di un po’ di sano niente, quel niente che è apertura all’inaspettato, alla sorpresa, a quel tutto che noi stessi siamo.

Di Giorgia Milano